Fresco di stampa il nuovo libro di don Alessio Albertini: Una boccata di risate. Per respirare nella vita (In dialogo, 176 pagine, 18 euro)Il sorriso condivide con la fede la stessa consapevolezza di una prospettiva più grande e migliore, cogliendo i lati buffi e contraddittori della vita, con un’intelligenza che relativizza e ridimensiona quanto riteniamo assoluto, come un “non-so-che” che sboccia all’improvviso dopo una battuta e scioglie nel modo più tenero anche le peggiori angosce.

Abbiamo bisogno di tornare a sorridere. Siamo stati costretti per troppo tempo a coprire il volto con la mascherina, contagiati dalla paura dell’incertezza, bloccati dentro le mura di casa, isolati gli uni dagli altri, ma sentiamo la necessità di tornare a sorridere alla nostra libertà, alla bellezza di ciò che abbiamo, alla solita normalità per sentirci più uniti e più forti insieme. Sarà una nuova vicinanza per respirare una nuova umanità, uno scambio di sorrisi per intrecciare relazioni veramente umane.

Il sorriso è un dono e un gesto di benevolenza, è distribuire agli altri qualcosa della propria ricchezza, con la differenza che costa poco e rende ricchi molti, compreso chi lo dona. Con un sorriso possiamo contagiare tutti coloro che ci stanno intorno, soprattutto quelli che da soli sarebbero in grado di far sparire il sorriso dalla faccia di un clown. Per costoro vale il pensiero del filosofo Pascal: «Più si è spiritosi, più si riescono a vedere intorno a sé persone originali, interessanti. Solo chi è piatto non riesce a notare le differenze fra gli uomini. Il suo sguardo senza vita, opaco, poco spiritoso rende senza vita coloro che lo attorniano».

Impariamo a regalare un sorriso a chi ci sta vicino per incoraggiarlo e sostenerlo a fare altrettanto, ma anche per non interrompere la catena che ci rende più umani e fa essere più bello il mondo. In compagnia di alcuni amici un beduino decise di raccontare la sua avventura: «Una volta, mi è apparso davanti un leone. Avevo in mano un bicchiere d’acqua e gliel’ho tirata addosso. Il leone è scappato via». Allora uno dei presenti gli rispose: «Allora ho incontrato lo stesso leone…  Gli ho dato una sberla e mi sono bagnato la mano». Succede davvero così: il sorriso attira, conquista e rilancia. Certo, sorridere non è facile, né esiste una formula magica per farlo. È un’arte da coltivare con pazienza, con la pace interiore, con la fiducia nella vita e… con molto amore. Le persone che amano sorridono più facilmente.

Per questa ragione qualcuno ha parlato di “sacramento del sorriso”, perché in ogni sorriso c’è qualcosa della trasparenza di Dio. Anche se i tempi sembrano difficili perché racchiudono in sé sofferenze e dolori, un sorriso può offrirsi come una feritoia perché Dio possa farsi strada come speranza che scaccia l’infelicità, come fede che illumina le tenebre e come amore capace di vincere la paura.

Vale anche per noi ciò che aveva intuito, durante la Shoa, la giovane ragazza ebrea Etty Hillesum: «Tu non puoi aiutare noi, ma siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. Forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini». Anche per questo, allora, dobbiamo allenarci a sorridere.